sabato 22 luglio 2017

Buon compleanno!



Ebbene sì. La Rinascente compie 100 anni.

In realtà era nata nel 1865 da un'idea dei fratelli Luigi e Ferdinando Bocconi, che avevano aperto  in via Santa Redegonda a Milano il primo negozio italiano in cui si vendevano abiti pre- confezionati.

L'iniziativa ebbe un tale successo che nel giro di una decina d'anni l'attività si era talmente sviluppata da rendere necessario dal 1877 un trasferimento  nella storica sede di Piazza Duomo.
La formula del grande magazzino all'italiana che offriva, oltre all'abbigliamento e a prodotti per la casa, anche servizi accessori come lo sportello bancario e quello postale piacque al pubblico tanto che si diffuse anche in altre città.
Nel 1817 l'azienda fu rilevata dal senatore Borletti che puntando sull'eleganza dei grandi magazzini, si impegnò a migliorare la qualità della merce venduta, senza alzarne eccessivamente il prezzo, conquistando così la clientela non solo delle classi alte, ma anche di quelle medie.
A questa ventata di novità però serviva un nome nuovo e fu una delle personalità di spicco dell'epoca , Gabriele D'Annunzio , a suggerire il nome giusto, La Rinascente.
Dopo la ricostruzione a seguito dell'incendio dovuto a un cortocircuito che l'aveva quasi completamente distrutta la notte di Natale del 1918 , la Rinascente divenne un luogo di incontro di numerosi artisti e intellettuali, della cui opera l'azienda si avvalse per acquisire quel profilo di classe ed eleganza che da allora la distingue.
Negli anni cinquanta e sessanta, con la crescita del benessere nel Paese, e prima dell'invasione da parte della grande distribuzione con i centri commerciali, La Rinascente creò una rete di vendita all'avanguardia per le tecniche impiegate, rimanendo un punto di riferimento per lo shopping della classe media.
Per celebrare questo secolo di storia,  design, innovazione e cultura dei grandi magazzini più eleganti d'Italia, a Milano si terranno, da maggio a settembre, due mostre, una a Palazzo Reale dal titolo LR-100 - RINASCENTE : Stories of Innovation, che racconta la storia, la rivoluzione dell'immagine e del modo di comunicare e vendere; la seconda si intitola La Rinascente,100 anni di creatività d'impresa attraverso la grafica, presso il Centro Culturale Chiasso,
che esalta l'immagine pubblicitaria scelta dall'azienda , spesso firmata da grandi talenti come il grafico Max Huber , il fotografo Oliviero Toscani o il celebre illustratore Dudovich.


Negli anni sessanta, quelli della mia giovinezza per intenderci, andare a Milano alla Rinascente era un evento da ricordare, e quando si arrivava in Piazza Duomo lo sguardo si posava per un attimo, ma solo per un attimo, sulle guglie e sulla Madunina, per incantarsi poi sulle vetrine del grande magazzino.
In ricordo di quei giorni ho scelto le belle immagini pubblicitarie che seguono e che hanno rappresentato per un secolo l'azienda.
 
 
 
 

























































 








































 







venerdì 21 luglio 2017

Cappelli di paglia




Il cappello di paglia, rispetto agli altri tipi di cappello, presenta una storia a sé. Utilizzato da tempi immemorabili dalle popolazioni rurali, contadini e gente di campagna, per difendersi dal sole durante il lavoro. Nel XIX secolo il cappello di paglia inizia ad essere di moda, sia per gli uomini che per le donne. I principali luoghi di produzione di cappelli di paglia furono la Svizzera, e Firenze in Italia.





Il cappello di paglia di Firenze, conosciuto anche sotto il nome inglese Leghorn (il nome inglese della città di Livorno), è un prodotto dalla tradizione plurisecolare originario di Signa in Toscana.
Si tratta di un cappello di paglia caratterizzato da 40 giri di trecce cucite, ciascuna composta di 13 fili. In origine, la paglia utilizzata proveniva principalmente dal grano gentil rosso, triticum aestivum poi, a partire dal XVIII secolo, dal grano triticum vulgare Host (nelle varietà semone e marzuolo), apprezzato per la sua finezza e la luminosità del colore. Le forme che il cappello può avere sono numerose e seguono le tendenze della moda, come il fioretto (grande e rotondo col bordo largo) o il capote (a tronco di cono).





Oggi il cappello di paglia è una ricercatezza, relegato ad un uso saltuario e soprattutto della stagione estiva. Riscoperto da alcune firme dell'alta moda italiana, però, questo elegante accessorio da qualche tempo è comparso di nuovo sulla testa di turisti e non solo, prendendosi finalmente la sua rivincita. 

Io non porto cappelli, che mi stanno malissimo, però mi piacerebbe molto e uno me lo sono fatto da sola, insieme ad una borsa, sempre di paglia.


Ne andavo parecchio orgogliosa, anche se si è trattato solo di cucire dei fiori su un nastro, finchè la mia amica di fb Daniela Ladiè non ha cominciato a condividere le immagini dell'atelier di Giusy Bresciani, di Milano. Allora ho capito che non c'è storia e che è meglio che ognuno di noi faccia quello che sa fare e lasci perdere il resto. Questi sono i cappelli di Giusy: